Ordine Sparso

dire, fare, baciare, lettera o testamento?

Crossing Over

Pubblicato da lockopf su 24 Giugno, 2009

Harrison Ford

Harrison Ford

di Wayne Kramer

“Every day thousands of people illegally cross our borders… only one thing stands in their way. America”

Un film dal ritmo incessante e dalla complessa trama, che vede intrecciarsi le vite di alcuni clandestini in una partita a scacchi contro la macchina governativa americana, che si adopera per la loro espulsione. A tenere le fila del discorso c’è Max Brogan, interpretato da Harrison Ford, agente dell’ “Immigration and Customs Enforcement”. Il suo lavoro consiste, appunto, nello scovare gli immigrati clandestini e assicurarli alla giustizia. Max Brogan fa il suo lavoro svogliatamente perché il suo sguardo si perde in quelli impauriti e imploranti degli stranieri. Il regista, Wayne Kramer, sembra voler esaurire tutta la casistica: dalla giovane attrice australiana in cerca di successo, alla mamma messicana, il cui cadavere in decomposizione viene ritrovato a pochi metri dal confine con il Messico, e poi ancora la storia di un giovane cantante ebreo, che usa la sua religione, seppur mai praticata, per ottenere la Green Card e un posto di lavoro, l’adolescente del Bangladesh accusata di terrorismo e costretta a lasciare il Paese per il carattere provocatorio di alcuni suoi temi scolastici, una bimba orfana africana che attende mesi in un istituto di detenzione per clandestini nella speranza di essere affidata ad una nuova famiglia, la violenza cui cede un giovane coreano, che si fa coinvolgere da una band di suoi coetanei in una rapina in un supermercato, il brutale assassinio di una giovane iraniana da parte del fratello pochi giorni prima della naturalizzazione americana del padre. Da una parte si erge il monumentale apparato burocratico americano con gli innumerevoli impiegati e agenti, primo fra tutti Cole Frankel (interpretato da Ray Liotta), che usa la sua posizione per approfittare della giovane attrice americana, dall’altra parte poche persone che sembrano le uniche a vedere l’umanità negli occhi dei clandestini, come Max Brogan o l’avvocato Denise Frankel (interpretata da Ashley Judd), che dedica la sua vita a difendere i diritti degli immigrati. In mezzo ci sono loro, i clandestini, i veri protagonisti di questo film. Il tema dell’immigrazione è affrontato partendo proprio dalle persone, dal loro sguardo, dai loro sentimenti: sono uomini e donne, addirittura bambini, disposti ad ogni sacrificio, anche a morire, pur di poter rimanere negli Stati Uniti, la terra delle grandi speranze, dove ogni sogno diventa realtà. Ma il prezzo richiesto è alto: la sofferenza, la paura e la disperazione degli individui, soli a combattere la loro personale guerra contro lo Stato. Alcuni ne escono vittoriosi, altri rimangono in bilico sulla lama di un rasoio, una mossa sbagliata e sono fuori dal gioco, altri ancora vengono espulsi, e infine c’è chi non ce la fa. Un ritratto realistico e senza filtri dell’immigrazione moderna. L’accusa c’è, ma non si vede, celata sotto lo strumento dell’ironia, che emerge qui e là nell’intreccio:

  • il paradosso che vuole l’avvocato Denise Frankel, così volenterosa nell’aiutare i giovani clandestini, moglie di quel Cole Frankel, che rilascia permessi di soggiorno in cambio di favori sessuali;
  • il dramma di un delitto d’onore consumato in seno a una famiglia iraniana, pure a un passo dalla naturalizzazione;
  • le rocambolesche bugie del cantante ebreo, che si finge religioso, per ottenere la sua Green Card;
  • l’ironia di una nazione, che, mentre si fa vanto delle libertà di espressione e di stampa di cui godono i suoi concittadini, mette il bavaglio ad un’adolescente, che in un tema in classe ha consumato parole in difesa dei paesi occupati dall’esercito americano.
  • infine l’ironia del sogno americano, che lascia dietro di sé tanta desolazione.

È soltanto un’America tormentata dai sensi di colpa e ancora spaventata dal pericolo dei terroristi, o piuttosto non rispecchia l’Occidente di oggi?

Anche in Europa il problema dell’immigrazione si pone con la stessa emergenza, l’immigrazione di questi ultimi anni è senza precedenti ed è arduo per i governi trovare una soluzione, sempre se esiste. La novità è che ad emigrare non sono soltanto i più poveri, ma anche i nuovi poveri, giovani dei paesi industrializzati che non vedono nel proprio paese grandi prospettive. Tutti accomunati dal desiderio di una vita migliore. Peccato che questo aspetto non sia contemplato nei moduli per la richiesta dei permessi di soggiorno, peccato che sia un impiegato e alcune norme a decidere se una persona possa perseguire il suo sogno, peccato che gli uomini siano seppelliti sotto numeri, carte, sporcizia e bugie.

Pubblicato su Senza Categoria, recensioni cinema | Contrassegnato da tag: , , | Lascia un commento

Sei felice?

Pubblicato da lockopf su 23 Giugno, 2009

In quante occasioni della mia vita avrei risposto sì a questa domanda? Tra le possibili candidate non c’è sicuramente questa sera.

Tutto sembra scorrere velocemente intorno a me, ma dentro di me i sentimenti stagnano e il loro cattivo odore arriva fino alla testa, appesantendo ogni pensiero e fiaccando ogni intenzione di rinnovamento.

È difficile aiutarsi e farsi aiutare, quando non si comprende dov’è l’errore, che cosa sbagliamo. In un rapporto di coppia si è influenzati dal proprio partner, di questo me ne rendo sempre più conto. Ma come si fa a stabilire dove finisce la sua libertà e dove comincia la mia? Se sono infelice per le scelte che sto facendo e per come sto vivendo, è totalmente mia la responsabilità, o anche lui ha di che rimproverarsi?

Quando un rapporto di coppia non è in equilibrio, in quanto solo uno dei due lavora, di chi è la responsabilità se quella che non lavora si sente come un’ospite in casa propria. Il rapporto di coppia può diventare logorante e soffocante se non prevede degli spazi di libertà. Come si fa a ricontrattare i termini del rapporto, nel bel mezzo di una lunga convivenza, pur consapevoli che nulla è perso per quel che riguarda il sentimento che unisce le due persone?

La convivenza porta il rapporto di coppia ad affrontare nuovi ostacoli perché l’equilibrio è costantemente messo a rischio dalle libertà individuali.Ognuno di noi ha delle abitudini che difende strenuamente come se fossero il simbolo stesso della propria individualità. Può accadere però che uno dei due rinunci alla propria e, smarrito nella vita dell’altro, non conosca più se stesso. Di conseguenza anche i propri errori diventano errori dell’altro e diventa sempre più difficile distinguere la propria unicità.

Le cose si aggravano quando vediamo che quello che siamo diventati non ci piace, che abbiamo perso l’entusiasmo e la voglia di provarci. Un gesto di ribellione potrebbe servire a qualcosa, ma poi rimango legata al pensiero che magari è solo questione di un periodo, che poi tutto si sistemerà, che le cose cambieranno. Ma sento fortemente dentro di me che se non prendo in mano la situazione, non cambierà nulla, tutto si trascinerà stancamente come sempre.

Pubblicato su interiorità, riflessioni | Contrassegnato da tag: , | 2 Commenti »

Sono ufficialmente fidanzata!

Pubblicato da lockopf su 23 Ottobre, 2008

Le cose sono andate più o meno così: lui mi ha portato a cena fuori e, tornati a casa, mi ha fatto sedere, si è inginocchiato di fronte a me e, nervosissimo, mi ha ripetuto non so quante volte che mi amava e per questo voleva chiedermi di passare con lui molti molti anni, ha tirato fuori dalla tasca l’anello e me l’ha messo al dito.

Controscena: piove a dirotto per tutta la giornata e non smette neanche in serata, sapevo benissimo che con tutta probabilità avrebbe fatto la sua dichiarazione il giorno del mio compleanno, e nonostante questo o proprio per questo ho fatto di tutto per disfargli i piani, insistendo per non andare a cena fuori o, meglio, preferendo il Mac Donald seguito da cinema, dilungandomi tanto, facendogli una sorpresa all’uscita dal lavoro, così da impedirgli di comprarmi i fiori (cosa che secondo me ha gradito molto), preannunciando che se avesse mai voluto darmi il regalo di compleanno in pubblico non lo avrei sicuramente gradito e altre cattiverie simili, lui in compenso ha dimenticato di attendere la mia risposta dandola per scontata, al termine della dichiarazione orgogliosa ho acceso il computer, sono andata su internet e gli ho mostrato la dichiarazione che avevo già anticipatamente pubblicato sul blog concludendo soddisfatta che lo avevo anticipato!

Nonostante questo martirio lui ha resistito e mi ha chiesto lo stesso di sposarlo, confermandolo anche successivamente.

Mi sono emozionata tantissimo e durante le ore seguenti l’ho pregato di ripetermi la scena una decina di volte perché me la volevo assaporare per bene. Oggi ero un po’ trasognata e mi guardavo intorno sorridendo come una stupida.

Pensavo di essere immune dall’effetto “fidanzamento”, ma non lo sono. Ho visto troppi film romantici e ormai il mio cervello e fuori uso, oppure semplicemente sono contenta per quello che mi sta capitando.

Oggi sono veramente felice.

Pubblicato su Senza Categoria, amore | Contrassegnato da tag: | Lascia un commento

Oggetto: richiesta di matrimonio

Pubblicato da lockopf su 22 Ottobre, 2008

Sicuramente ti sorprenderai di questo strano modo di chiedere la tua mano … ma tu non ti decidevi, la tiravi per le lunghe, e io sono convinta che non bisogna far passare molto tempo quando si sente di dover fare qualcosa di importante, altrimenti si rischia di perdere la magia del momento.

Non posso prometterti di cambiare, di non avere più crisi di autocommiserazione, di arrivare puntuale agli appuntamenti, di essere ordinata, di spendere meno e di evitare di ridurmi all’ultimo a fare le cose. Fa parte della mia natura.

Ma anche tu non sei uno stinco di santo: così introverso, solitario, dal ragionamento iper-logico che non ammette contraddizioni né eccezioni, brusco, non soppesi mai le parole, il ritardo ti rende nervoso, sei l’antitesi del romanticismo e non eccelli certamente in eleganza.

Pur con questi difetti, sei la metà che mi completa. Appari come un orso burbero e taccagno, ma in realtà sei generoso, onesto e fidato, ammiro la tua intelligenza e la tua capacità di comprendere il mondo. Sei bello, adoro il tuo sguardo e i tuoi baci, mi fai impazzire quando ti arrabbi per qualche sciocchezza, mi piaci quando ridi o quando canti sommessamente in macchina.

Abbiamo bisogno l’uno dell’altro.
Io ho bisogno di te.
Non c’è bisogno di spiegare perché, non importa se è giusto o sbagliato.
So che ti amo e mi basta.

Noi conviviamo ormai da due anni e il matrimonio non porterebbe cambiamenti nel modo di vivere il nostro rapporto, allora perché sposarsi? In questi due anni abbiamo fatto sacrifici enormi e tuttora stiamo affrontando insieme molte difficoltà. E allora perché non fare un passo ulteriore: gridare al mondo quanto ci amiamo e che vogliamo vivere insieme, così da godere dei diritti e doveri che la società è disposta a garantire. Forse in un’altra situazione avrei aspettato ancora prima di chiedertelo o non te l’avrei chiesto affatto, ma oggi ne sento con urgenza il desiderio perché mi sento una “clandestina benestante”, sconosciuta nel paese in cui vivo e assente in patria.

Se accetterai la mia proposta devi essere consapevole che continuerò ad essere volubile e il desiderio di fuga non scomparirà nel nulla, ma ti prometto che mi impegnerò e darò tutta me stessa, perché io non posso pensare di stare troppo a lungo senza di te e certamente mi mancheresti tantissimo.

Non so se avrò mai il coraggio di ripetere a voce questa confessione, così …

Vuoi avere cura di me in salute e in malattia, anche se disoccupata o precaria, vicina o lontana, con tutti i miei difetti e le mie virtù, finché l’amore ci terrà uniti? Mi vuoi sposare?

Dal canto mio ti garantisco di starti vicino in ogni momento della nostra vita insieme, di sostenerti e aiutarti, di comprenderti, di affrontare insieme ciò che il futuro ci riserverà, e spero nel profondo del mio cuore che il nostro amore possa durare a lungo, anche tutta la vita perché vorrei poter invecchiare con te al mio fianco e lamentarci insieme dei nostri malanni mentre vediamo i nostri figli e i nostri nipoti crescere e diventare grandi.

ti amo … ogni giorno di più



Pubblicato su amore | Contrassegnato da tag: , | Lascia un commento

Desiderio di fuga

Pubblicato da lockopf su 24 Settembre, 2008

Siamo alle solite. Basta un errore, un piccolo insignificante segno della mia incapacità di adattarmi e i deboli sostegni che tengono in piedi il mio castello cedono facendo rovinare miseramente quanto costruito in mesi di duro lavoro su se stessi.

Mi sento sconfitta, vorrei scappare e lasciare questo paese, vorrei correre dalla mia famiglia e gridare a tutti che anche io vorrei essere forte e capace, anche io vorrei essere in grado di seguire i miei sogni a qualsiasi costo. Ma come si fa quando i tuoi sogni cambiano e diventano più grandi? Il rapporto con il proprio uomo diventa a poco a poco indissolubile e vincolante, al di là dell’esistenza di qualsiasi contratto. La propria felicità dipende necessariamente da quella dell’altro, ma davanti a sé si è eretto un muro, perché i sacrifici richiesti sono enormi e io mi sento così piccola e incapace. Il desiderio di fuga aumenta sempre più. Così nel mio cuore si combatte una guerra: il desiderio di restare perché l’amore che mi lega al mio uomo è intenso e appagante, il desiderio di allontanarmi per poter soddisfare me stessa e dimostrare che in qualche luogo posso apparire forte ed energica, non così debole come sono ora.

Odio la mia debolezza, il mio senso di inferiorità e la mia incapacità di affrontare il mondo.

Pubblicato su interiorità | Contrassegnato da tag: , , | Lascia un commento

Una boccata d’aria fresca

Pubblicato da lockopf su 19 Settembre, 2008

Finalmente ho lavorato.

Ok, sono solo 2 settimane di lavoro, ma intense e meravigliose. Mi sembra come essere tornata da una vacanza un po’ stancante, di quelle dedicate alla cultura, del tipo “una metropoli in un paio di giorni”.

Tornata alla solita vita mi sono accorta che forse questo impegno lavorativo potrebbe acquisire un valore più grande di quanto potessi sperare. Certo è un po’ presto per parlare di “epica svolta”, ma sono fiduciosa. Queste due settimane hanno messo in evidenza aspetti della mia personalità che ancora non mi erano sufficientemente chiari: ho capito che sono in grado di reggere lo stress e la fatica per molte ore e molti giorni, sono in grado di risolvere velocemente i problemi e di trovare una soluzione, riesco ad avere ottimi rapporti con le persone (ci sono ovviamente delle eccezioni, ma spero di avere arginato al meglio le incomprensioni). Insomma ho dimostrato di avere quelle capacità organizzative e relazionali di cui tanto si parla nei colloqui di lavoro. Forse la sto facendo un po’ lunga, ma abbiate un po’ di comprensione perché non mi capita tanto spesso di farmi i complimenti.

Ma la cosa più sorprendente è che ho scoperto che adoro questo tipo di lavoro: far parte di un progetto, organizzarlo, stare dietro le macchine da presa, conoscere persone straordinarie e imparare ogni istante e momento dagli altri.

Poi torno alla realtà e mi rendo conto che nelle mie condizioni non ho grandi possibilità per fare di questo la mia professione, ma non mi arrenderò. Qualcosa ne uscirà fuori prima o poi!

Poi la vita a volte è sorprendente!

Pubblicato su interiorità, lavoro | Contrassegnato da tag: , | Lascia un commento

La solitudine dei numeri primi

Pubblicato da lockopf su 21 Agosto, 2008

Opera prima di Paolo Giordano, edito da Mondadori.

La chiave di lettura di questo racconto è offerta dall’autore nello stesso titolo. La solitudine dei numeri primi è un racconto sulla più profonda e nera solitudine che attanaglia gli adolescenti e che crea un muro tra il proprio io e il resto del mondo. Alice e Mattia sono due bambini quando due diversi incidenti li allontanano dall’affetto dei propri genitori e li isolano in un’altra dimensione.

Mattia cerca disperatamente un senso di realtà provocandosi lesioni nelle mani, mentre Alice rifiuta il cibo e si ostina a cercare l’approvazione delle proprie compagne di scuola. Al primo incontro i due ragazzi riconoscono nell’altro la propria sofferenza, ma il peso delle proprie colpe e l’incapacità di volersi bene costituiranno degli ostacoli impossibili da superare. Come due primi gemelli nella matematica, ci dice l’autore nonché dottore in fisica teorica, “vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero”.

Per quanto lo stile dell’autore presenti alcune incertezze, peraltro naturali in un’opera prima, la narrazione è appassionante. Il ritmo lento e cadenzato sembra appartenere alle interiorità dei due giovani. I capitoli sono raggruppati in 7 grandi sezioni, che occupano spazi diversi: alcune sono costituite da una decina di pagine, mentre altre superano la cinquantina. E’ interessante vedere come l’autore sia interessato a raccontare soltanto alcuni episodi delle loro vite, e gli stessi episodi sono descritti in ogni minimo particolare, ogni singolo pensiero. Si alternano così lunghe pause a momenti densi di significato.

L’autore indaga con un atteggiamento disincantato che non lascia trasparire giudizi, ma sembra piuttosto un’analisi psico-sociale della gioventù moderna, tematiche scottanti e di grande attualità, come l’anoressia, l’omosessualità, il bullismo giovanile. Dalle pagine di Giordano risultano sconfitti gli adulti: genitori e insegnanti, ma anche più avanti il marito di Alice, incapaci di capire i giovani e di aiutarli a sconfiggere le proprie paure. Il linguaggio utilizzato dall’autore è talvolta crudo, ma efficace a descrivere il vuoto di cui i due protagonisti si erano circondati, un baratro dalla cui estremità non vi è nessuno a tendere una mano.

Il racconto è scorrevole e procede in maniera lineare, peccato per alcune digressioni poco utili all’intreccio principale e che non trovano nei capitoli successivi una sufficiente attenzione. Un esempio è l’introduzione nei primi capitoli del personaggio di Denis, le cui angosce per la propria celata omosessualità lo rendono solo al pari dei due protagonisti, ma che viene in seguito abbandonato, tant’è che l’autore è costretto a un certo punto a riepilogare rapidamente gli avvenimenti che lo interessano per poi di nuovo liquidarlo con poche parole.

I due ragazzi si incontrano e poi si allontanano, per poi riavvicinarsi solo per un momento sul finale, quando scoprono che ormai gli eventi li hanno irrimediabilmente separati ed entrambi ritrovano il piacere della propria solitudine, consapevoli che ormai possono bastare a se stessi e imparando a volersi bene, almeno così mi piace pensare.

Pubblicato su recensioni letteratura | Contrassegnato da tag: , , , | 2 Commenti »

Sogni

Pubblicato da lockopf su 8 Agosto, 2008

I sogni sono costituiti da un fine materiale, soffice e setoso ma assolutamente impalpabile. Come quando affondi la mano in un sacchetto di zucchero a velo e poi vedi svolazzare in aria quelle piccolissime particelle che giocano insieme alla luce e rimangono quasi sospese in aria talmente sono leggere.

I sogni sono inafferrabili, anche dalla mente. Soggiungono di nascosto e appaiono improvvisamente per poi dissolversi in un respiro. Si percepisce la loro presenza, ma è arduo vederne i confini. Nel tentativo di metterli a fuoco, questi diventano opachi e perdono il loro fascino. Soltanto guardandoli da lontano acquistano un significato.

I sogni sono un prezioso tesoro da conservare con cura. Meglio tenerli segreti da sguardi indiscreti che non ne comprenderebbero il valore e con una parola o un sorriso potrebbero offenderli. I sogni non possono essere descritti a parole, sono complessi e intricati, giungono fino alle profondità della tua intimità, in recessi così nascosti che sono ignoti persino a te stesso.

I sogni sono sorprendenti e mutano in continuazione, non sono fatti per essere statici, a loro piace giocare a rincorrere la vita giorno dopo giorno, attimo dopo attimo.

I sogni sono fedeli, non ti abbandonano. Anche nei momenti di difficoltà sono sempre lì accanto a darti conforto. Per questo non devi abbandonarli, ma portarli sempre con te, ovunque vai e qualsiasi cosa fai, anche se ti sembra di tradirli, devi trattenerli nel tuo cuore perché questi ti daranno un giorno la forza per inseguirli ancora e ritornare a lottare.

Pubblicato su riflessioni | Contrassegnato da tag: , | Lascia un commento

Invidia

Pubblicato da lockopf su 7 Agosto, 2008

Essere disoccupati significa aver fallito.
Se poi hai anche una laurea in tasca, hai fallito doppiamente: primo perché ti sei fortemente impegnata in vista di una possibile carriera professionale senza averne ottenuto i profitti, secondo perché tutti i tuoi amici sono laureati, magari con una laurea migliore della tua, e già lavorano e guadagnano uno stipendio da favola. Questo aggrava notevolmente il disagio del disoccupato laureato che si ritrova a provare invidia per i suoi stessi amici, che programmano vacanze da favola e acquistano gli ultimi fantastici ritrovati della tecnologia, mentre tu vai avanti dipendendo dalla tua famiglia o dal compagno e la tecnologia che hai a disposizione comprende un vecchio cellulare e un computer malconcio dal quale dipendono i piccoli lavoretti che riesci a trovare.

Subito dopo ti penti dei maligni pensieri che ti sono passati per la mente, perché i tuoi amici ti sono sempre stati vicini e non ti hanno mai fatto pesare le loro fortune. Così la tua situazione emotiva si aggrava ulteriormente a causa del senso di colpa che ora ti pesa sullo stomaco.

Difficilmente puoi raccontare a qualcuno la tua situazione dando libero sfogo ai tuoi pensieri perché:

  • i tuoi amici sono quelli per cui provi invidia, quindi se ne sentirebbero offesi
  • nell’era della ricerca della felicità essere affranti è già di per sé un fallimento e i tuoi amici ti guarderebbero con aria compassionevole
  • è anche colpa tua se ti trovi in questa situazione per tutta una serie di scelte che hai fatto
  • anche se sei pienamente convinto delle scelte che hai fatto, sei talmente stanco che scapperesti via … ma questa è una contraddizione che in pochi capirebbero
  • se una persona non trova lavoro è sempre colpa della persona che non trova lavoro, la frase “non ti sei impegnato abbastanza nella ricerca del lavoro” è un must che non stanca mai gli amici prodighi di consigli.

Un consiglio a tutti gli amici di disoccupati: non riversate sul poveretto tutta la vostra esperienza nella ricerca del lavoro, non tempestatelo di consigli, di “mi hanno detto che…”, “hai provato con…?”, “ho sentito di un concorso”. A meno che non abbiate indirizzi utili a cui mandare un curriculum o non conosciate qualcuno che possa offrirgli un posto di lavoro, siate discreti e poche domande! Magari il poveretto in questione ha ancora dei sogni nel cassetto e il posto in banca non fa proprio al caso suo.

L’unica via d’uscita possibile è l’ottenimento di un posto di lavoro, che si avvicini almeno un poco al lavoro dei propri sogni. Certo è che se i sogni sono ingarbugliati capire qual è la propria strada è difficile ed è molto faticoso orientarsi.

Forse bisogna tentare e tentare e sbattere la testa mille volte prima di riuscire a tracciare il percorso della propria vita. Nel far questo però spesso ci si dimentica del presente.
La condizione della disoccupazione ti permette anche di avere del tempo a disposizione, che se andasse perduto sarebbe un peccato imperdonabile. Forse è questo l’unico antidoto all’ossessione del lavoro: gustarsi un caffè al mattino in un bar del centro prendendosi tutto il tempo per leggere un giornale, dedicare del tempo alla casa, leggere, scrivere, fare lunghe passeggiate nel parco, stare più tempo con i propri familiari e ascoltarli, ridere e cercare la bellezza delle piccole cose.
Godersi il presente insomma!

Irene Grandi canta “E’ difficile lo so, ma è tutto qui”. La semplicità è così difficile da praticare!

Pubblicato su Senza Categoria, lavoro | Contrassegnato da tag: , | Lascia un commento

Cerco lavoro ma non capisco quello che dici

Pubblicato da lockopf su 30 Aprile, 2008

Sono emigrante da quasi 7 mesi. Non ho ancora trovato lavoro.
Ingenuamente pensavo che fosse più facile. Sottovalutavo l’importanza della conoscenza linguistica. Tornando indietro mi butterei a capofitto nello studio di almeno 5 lingue diverse: non si sa mai dove ti porterà la vita!
…per fortuna non si può tornare indietro nel tempo.

Condivido la stessa esperienza con milioni di persone in tutto il mondo. Emigrare cambia il tuo punto di vista. Tutto ciò che davi per scontato ora te lo devi guadagnare con tutte le tue forze. La mia è comunque una condizione privilegiata, perché ho le spalle coperte dal mio fidanzato, che ha un buon lavoro, e dalla mia famiglia, che ha già preparato un materasso comodo in caso di ritorno (o di caduta). Nonostante tanta comodità, ho dovuto lo stesso prendere le mie certezze e buttarle dalla finestra. Non sono ancora in possesso del “sehr gute Deutsch” richiesto negli annunci di lavoro e continuo a inviare ugualmente curriculum in inglese, rassegnata alle risposte negative.

In Italia incontravo tanti immigrati, alcuni fanno parte anche della mia famiglia, ma non ho mai riflettuto veramente sulle difficoltà che dovevano affrontare. Per quanto io non sia molto distante dalla mia Terra, mi accorgo di quanto cambiano le abitudini e i costumi. Ma lo scoglio più difficile da superare è la barriera linguistica: ti nega ogni possibilità di autoaffermazione. Credo che ci vorranno anni per superarlo e ottenere un minimo di padronanza della lingua. Io nella lingua avevo investito tanto, per lo meno in quella italiana. Mi piace scrivere, leggere e grazie alle mie capacità linguistiche (anche se non eccelse) sono riuscita ad ottenere dei piccoli lavori. Ora si riparte nuovamente da zero.

Alcuni rivelano un’abilità straordinaria nel trovare lavoro, nonostante non sappiano esprimersi nella lingua del posto. Io, al contrario, sono un disastro. Sono meditativa e complessata. Valuto, ipotizzo, prevedo, cado nello sconforto, mi rialzo, rivaluto, reipotizzo, ecc. Nel frattempo rimango ferma in una condizione di stasi.
Mi pare d’essere come un animale in gabbia, che va avanti e indietro a pensare e rimuginare.

Ma in fondo non posso non essere fiduciosa. Anche se attraverso numerose crisi emotive, sono fermamente convinta che ne uscirò vincitrice. Non so bene cosa aspettarmi, ma in fondo anche questo è divertente. Ci sono almeno un milione di possibilità davanti a me.

Quanto meno non ho il destino segnato e posso dire di avere rischiato!

Pubblicato su Senza Categoria, lavoro, lingua | Contrassegnato da tag: , , | Lascia un commento