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Cerco lavoro ma non capisco quello che dici

Pubblicato da lockopf su 30 Aprile, 2008

Sono emigrante da quasi 7 mesi. Non ho ancora trovato lavoro.
Ingenuamente pensavo che fosse più facile. Sottovalutavo l’importanza della conoscenza linguistica. Tornando indietro mi butterei a capofitto nello studio di almeno 5 lingue diverse: non si sa mai dove ti porterà la vita!
…per fortuna non si può tornare indietro nel tempo.

Condivido la stessa esperienza con milioni di persone in tutto il mondo. Emigrare cambia il tuo punto di vista. Tutto ciò che davi per scontato ora te lo devi guadagnare con tutte le tue forze. La mia è comunque una condizione privilegiata, perché ho le spalle coperte dal mio fidanzato, che ha un buon lavoro, e dalla mia famiglia, che ha già preparato un materasso comodo in caso di ritorno (o di caduta). Nonostante tanta comodità, ho dovuto lo stesso prendere le mie certezze e buttarle dalla finestra. Non sono ancora in possesso del “sehr gute Deutsch” richiesto negli annunci di lavoro e continuo a inviare ugualmente curriculum in inglese, rassegnata alle risposte negative.

In Italia incontravo tanti immigrati, alcuni fanno parte anche della mia famiglia, ma non ho mai riflettuto veramente sulle difficoltà che dovevano affrontare. Per quanto io non sia molto distante dalla mia Terra, mi accorgo di quanto cambiano le abitudini e i costumi. Ma lo scoglio più difficile da superare è la barriera linguistica: ti nega ogni possibilità di autoaffermazione. Credo che ci vorranno anni per superarlo e ottenere un minimo di padronanza della lingua. Io nella lingua avevo investito tanto, per lo meno in quella italiana. Mi piace scrivere, leggere e grazie alle mie capacità linguistiche (anche se non eccelse) sono riuscita ad ottenere dei piccoli lavori. Ora si riparte nuovamente da zero.

Alcuni rivelano un’abilità straordinaria nel trovare lavoro, nonostante non sappiano esprimersi nella lingua del posto. Io, al contrario, sono un disastro. Sono meditativa e complessata. Valuto, ipotizzo, prevedo, cado nello sconforto, mi rialzo, rivaluto, reipotizzo, ecc. Nel frattempo rimango ferma in una condizione di stasi.
Mi pare d’essere come un animale in gabbia, che va avanti e indietro a pensare e rimuginare.

Ma in fondo non posso non essere fiduciosa. Anche se attraverso numerose crisi emotive, sono fermamente convinta che ne uscirò vincitrice. Non so bene cosa aspettarmi, ma in fondo anche questo è divertente. Ci sono almeno un milione di possibilità davanti a me.

Quanto meno non ho il destino segnato e posso dire di avere rischiato!

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