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dire, fare, baciare, lettera o testamento?

Archivio per la categoria ‘interiorità’

Invidia

Pubblicato da lockopf su 4 luglio, 2010

Questa notte ho sognato di andare a fare visita ad un’amica, trasferita all’estero perché richiesta da un’azienda per un lavoro di alto livello. La sua casa non era bellissima, ma strapiena di mobili e oggetti più un gatto, che sembrava uscito fuori da Shrek. Inutile dire che il non raggiungimento di uno status lavorativo elevato mi sta pesando sulla coscienza, per quanto razionalmente non condivida questa inutile aspirazione ad una condizione lavorativa appagante, che so per certo non mi renderebbe felice.

Sono soddisfatta per quello che ho fatto fino ad ora, perché allora lagnarsi e infliggersi inutili punizioni? Al di là di normali rammarichi e rimpianti, che credo in una vita sia piuttosto normale accumulare, che cosa di meglio potrei aspettarmi dalla vita? Sto cercando di realizzarmi e ne ho la possibilità, come posso spiegare al mio inconscio tutto questo? È invidia? Ma per chi? So benissimo che in pochi sono riusciti a fare esattamente quello che hanno voluto, e comunque molti hanno dovuto faticare non poco e scendere a compromessi.

Io credo che il trucco sia essere appagato di quello che si ha e volere quello che si ha. Questo non significa accontentarsi, anzi porsi degli obiettivi è importante per crescere, ma non dobbiamo diventare schiavi dei nostri obiettivi. La vita è spesso inaspettata e così anche noi dobbiamo essere flessibili. È di assoluta importanza godere poi dei risultati dei nostri sforzi, anche se non li abbiamo raggiunto appieno, altrimenti ci perdiamo tutto il divertimento, no?

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Un anno di silenzio

Pubblicato da lockopf su 12 giugno, 2010

Come ho potuto abbandonare il blog per un anno intero?
La pigrizia prima di tutto e un po’ di scoraggiamento. Ma non è mai opportuno recriminare troppo sugli errori passati.

Facendo una sintesi: dopo un bellissimo matrimonio e un viaggio da sogno alla scoperta del west statunitense, sono tornata alla dura realtà della ricerca del lavoro, che non ha portato grandi risultati e poiché mi ero stufata di rimanere a casa, ho preso la non facile decisione di iniziare a lavorare per conto mio. Ma a volte le cose nella vita capitano insieme, non so ancora se questi cambiamenti si riveleranno positivi o solo in parte positivi, ma certamente sono in una fase, che si potrebbe definire “evolutiva”: la casa che lo scorso dicembre io e mio marito abbiamo deciso di comprare è in costruzione e nel grembo porto ora da appena 9 settimane un piccolo esserino. Quindi mi trovo a dover gestire un’attività lavorativa in fase di avviamento,  le diverse scelte che accompagneranno la costruzione dell’appartamento e una gravidanza, che ora è solo all’inizio e di cui non sono ancora completamente consapevole.

Di tutte le cose che mi stanno capitando certamente quella che mi fa sorgere più dubbi e domande è la gravidanza: vi immaginate che un esserino di pochi millimetri possa causare uno scombussolamento così importante nel fisico e nell’animo? Vorrei sfatare il mito per cui la donna in gravidanza si elevi a una dimensione di leggerezza e bellezza, per lo meno non quando sei costantemente afflitta dalla nausea o quando devi rinunciare ai tuoi piatti e bevande preferite perché improvvisamente hanno un gusto pessimo e, soprattutto, fanno venire la nausea!!!

Sicuramente la mia opinione sarà diversa fra qualche mese, ma adesso sono molto impaurita da tutto quello che avverrà dopo e la fatidica domanda “Ma ho preso la decisione giusta?” ogni tanto rimbalza tra i miei pensieri, anche se ritengo che sia una domanda stupida, perché non è possibile rispondere. Sono sicura che supererò tutto con coraggio, ma non è sempre facile rimanere fedeli alle decisioni prese, anche perché nel momento in cui decidi rinunci a un mare di altre possibilità. Ma questa è la vita, no?

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Sei felice?

Pubblicato da lockopf su 23 giugno, 2009

In quante occasioni della mia vita avrei risposto sì a questa domanda? Tra le possibili candidate non c’è sicuramente questa sera.

Tutto sembra scorrere velocemente intorno a me, ma dentro di me i sentimenti stagnano e il loro cattivo odore arriva fino alla testa, appesantendo ogni pensiero e fiaccando ogni intenzione di rinnovamento.

È difficile aiutarsi e farsi aiutare, quando non si comprende dov’è l’errore, che cosa sbagliamo. In un rapporto di coppia si è influenzati dal proprio partner, di questo me ne rendo sempre più conto. Ma come si fa a stabilire dove finisce la sua libertà e dove comincia la mia? Se sono infelice per le scelte che sto facendo e per come sto vivendo, è totalmente mia la responsabilità, o anche lui ha di che rimproverarsi?

Quando un rapporto di coppia non è in equilibrio, in quanto solo uno dei due lavora, di chi è la responsabilità se quella che non lavora si sente come un’ospite in casa propria. Il rapporto di coppia può diventare logorante e soffocante se non prevede degli spazi di libertà. Come si fa a ricontrattare i termini del rapporto, nel bel mezzo di una lunga convivenza, pur consapevoli che nulla è perso per quel che riguarda il sentimento che unisce le due persone?

La convivenza porta il rapporto di coppia ad affrontare nuovi ostacoli perché l’equilibrio è costantemente messo a rischio dalle libertà individuali.Ognuno di noi ha delle abitudini che difende strenuamente come se fossero il simbolo stesso della propria individualità. Può accadere però che uno dei due rinunci alla propria e, smarrito nella vita dell’altro, non conosca più se stesso. Di conseguenza anche i propri errori diventano errori dell’altro e diventa sempre più difficile distinguere la propria unicità.

Le cose si aggravano quando vediamo che quello che siamo diventati non ci piace, che abbiamo perso l’entusiasmo e la voglia di provarci. Un gesto di ribellione potrebbe servire a qualcosa, ma poi rimango legata al pensiero che magari è solo questione di un periodo, che poi tutto si sistemerà, che le cose cambieranno. Ma sento fortemente dentro di me che se non prendo in mano la situazione, non cambierà nulla, tutto si trascinerà stancamente come sempre.

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Desiderio di fuga

Pubblicato da lockopf su 24 settembre, 2008

Siamo alle solite. Basta un errore, un piccolo insignificante segno della mia incapacità di adattarmi e i deboli sostegni che tengono in piedi il mio castello cedono facendo rovinare miseramente quanto costruito in mesi di duro lavoro su se stessi.

Mi sento sconfitta, vorrei scappare e lasciare questo paese, vorrei correre dalla mia famiglia e gridare a tutti che anche io vorrei essere forte e capace, anche io vorrei essere in grado di seguire i miei sogni a qualsiasi costo. Ma come si fa quando i tuoi sogni cambiano e diventano più grandi? Il rapporto con il proprio uomo diventa a poco a poco indissolubile e vincolante, al di là dell’esistenza di qualsiasi contratto. La propria felicità dipende necessariamente da quella dell’altro, ma davanti a sé si è eretto un muro, perché i sacrifici richiesti sono enormi e io mi sento così piccola e incapace. Il desiderio di fuga aumenta sempre più. Così nel mio cuore si combatte una guerra: il desiderio di restare perché l’amore che mi lega al mio uomo è intenso e appagante, il desiderio di allontanarmi per poter soddisfare me stessa e dimostrare che in qualche luogo posso apparire forte ed energica, non così debole come sono ora.

Odio la mia debolezza, il mio senso di inferiorità e la mia incapacità di affrontare il mondo.

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Una boccata d’aria fresca

Pubblicato da lockopf su 19 settembre, 2008

Finalmente ho lavorato.

Ok, sono solo 2 settimane di lavoro, ma intense e meravigliose. Mi sembra come essere tornata da una vacanza un po’ stancante, di quelle dedicate alla cultura, del tipo “una metropoli in un paio di giorni”.

Tornata alla solita vita mi sono accorta che forse questo impegno lavorativo potrebbe acquisire un valore più grande di quanto potessi sperare. Certo è un po’ presto per parlare di “epica svolta”, ma sono fiduciosa. Queste due settimane hanno messo in evidenza aspetti della mia personalità che ancora non mi erano sufficientemente chiari: ho capito che sono in grado di reggere lo stress e la fatica per molte ore e molti giorni, sono in grado di risolvere velocemente i problemi e di trovare una soluzione, riesco ad avere ottimi rapporti con le persone (ci sono ovviamente delle eccezioni, ma spero di avere arginato al meglio le incomprensioni). Insomma ho dimostrato di avere quelle capacità organizzative e relazionali di cui tanto si parla nei colloqui di lavoro. Forse la sto facendo un po’ lunga, ma abbiate un po’ di comprensione perché non mi capita tanto spesso di farmi i complimenti.

Ma la cosa più sorprendente è che ho scoperto che adoro questo tipo di lavoro: far parte di un progetto, organizzarlo, stare dietro le macchine da presa, conoscere persone straordinarie e imparare ogni istante e momento dagli altri.

Poi torno alla realtà e mi rendo conto che nelle mie condizioni non ho grandi possibilità per fare di questo la mia professione, ma non mi arrenderò. Qualcosa ne uscirà fuori prima o poi!

Poi la vita a volte è sorprendente!

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