Pubblicato da lockopf su 23 Giugno, 2009
In quante occasioni della mia vita avrei risposto sì a questa domanda? Tra le possibili candidate non c’è sicuramente questa sera.
Tutto sembra scorrere velocemente intorno a me, ma dentro di me i sentimenti stagnano e il loro cattivo odore arriva fino alla testa, appesantendo ogni pensiero e fiaccando ogni intenzione di rinnovamento.
È difficile aiutarsi e farsi aiutare, quando non si comprende dov’è l’errore, che cosa sbagliamo. In un rapporto di coppia si è influenzati dal proprio partner, di questo me ne rendo sempre più conto. Ma come si fa a stabilire dove finisce la sua libertà e dove comincia la mia? Se sono infelice per le scelte che sto facendo e per come sto vivendo, è totalmente mia la responsabilità, o anche lui ha di che rimproverarsi?
Quando un rapporto di coppia non è in equilibrio, in quanto solo uno dei due lavora, di chi è la responsabilità se quella che non lavora si sente come un’ospite in casa propria. Il rapporto di coppia può diventare logorante e soffocante se non prevede degli spazi di libertà. Come si fa a ricontrattare i termini del rapporto, nel bel mezzo di una lunga convivenza, pur consapevoli che nulla è perso per quel che riguarda il sentimento che unisce le due persone?
La convivenza porta il rapporto di coppia ad affrontare nuovi ostacoli perché l’equilibrio è costantemente messo a rischio dalle libertà individuali.Ognuno di noi ha delle abitudini che difende strenuamente come se fossero il simbolo stesso della propria individualità. Può accadere però che uno dei due rinunci alla propria e, smarrito nella vita dell’altro, non conosca più se stesso. Di conseguenza anche i propri errori diventano errori dell’altro e diventa sempre più difficile distinguere la propria unicità.
Le cose si aggravano quando vediamo che quello che siamo diventati non ci piace, che abbiamo perso l’entusiasmo e la voglia di provarci. Un gesto di ribellione potrebbe servire a qualcosa, ma poi rimango legata al pensiero che magari è solo questione di un periodo, che poi tutto si sistemerà, che le cose cambieranno. Ma sento fortemente dentro di me che se non prendo in mano la situazione, non cambierà nulla, tutto si trascinerà stancamente come sempre.
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Pubblicato da lockopf su 24 Settembre, 2008
Siamo alle solite. Basta un errore, un piccolo insignificante segno della mia incapacità di adattarmi e i deboli sostegni che tengono in piedi il mio castello cedono facendo rovinare miseramente quanto costruito in mesi di duro lavoro su se stessi.
Mi sento sconfitta, vorrei scappare e lasciare questo paese, vorrei correre dalla mia famiglia e gridare a tutti che anche io vorrei essere forte e capace, anche io vorrei essere in grado di seguire i miei sogni a qualsiasi costo. Ma come si fa quando i tuoi sogni cambiano e diventano più grandi? Il rapporto con il proprio uomo diventa a poco a poco indissolubile e vincolante, al di là dell’esistenza di qualsiasi contratto. La propria felicità dipende necessariamente da quella dell’altro, ma davanti a sé si è eretto un muro, perché i sacrifici richiesti sono enormi e io mi sento così piccola e incapace. Il desiderio di fuga aumenta sempre più. Così nel mio cuore si combatte una guerra: il desiderio di restare perché l’amore che mi lega al mio uomo è intenso e appagante, il desiderio di allontanarmi per poter soddisfare me stessa e dimostrare che in qualche luogo posso apparire forte ed energica, non così debole come sono ora.
Odio la mia debolezza, il mio senso di inferiorità e la mia incapacità di affrontare il mondo.
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Pubblicato da lockopf su 19 Settembre, 2008
Finalmente ho lavorato.
Ok, sono solo 2 settimane di lavoro, ma intense e meravigliose. Mi sembra come essere tornata da una vacanza un po’ stancante, di quelle dedicate alla cultura, del tipo “una metropoli in un paio di giorni”.
Tornata alla solita vita mi sono accorta che forse questo impegno lavorativo potrebbe acquisire un valore più grande di quanto potessi sperare. Certo è un po’ presto per parlare di “epica svolta”, ma sono fiduciosa. Queste due settimane hanno messo in evidenza aspetti della mia personalità che ancora non mi erano sufficientemente chiari: ho capito che sono in grado di reggere lo stress e la fatica per molte ore e molti giorni, sono in grado di risolvere velocemente i problemi e di trovare una soluzione, riesco ad avere ottimi rapporti con le persone (ci sono ovviamente delle eccezioni, ma spero di avere arginato al meglio le incomprensioni). Insomma ho dimostrato di avere quelle capacità organizzative e relazionali di cui tanto si parla nei colloqui di lavoro. Forse la sto facendo un po’ lunga, ma abbiate un po’ di comprensione perché non mi capita tanto spesso di farmi i complimenti.
Ma la cosa più sorprendente è che ho scoperto che adoro questo tipo di lavoro: far parte di un progetto, organizzarlo, stare dietro le macchine da presa, conoscere persone straordinarie e imparare ogni istante e momento dagli altri.
Poi torno alla realtà e mi rendo conto che nelle mie condizioni non ho grandi possibilità per fare di questo la mia professione, ma non mi arrenderò. Qualcosa ne uscirà fuori prima o poi!
Poi la vita a volte è sorprendente!
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