Essere disoccupati significa aver fallito.
Se poi hai anche una laurea in tasca, hai fallito doppiamente: primo perché ti sei fortemente impegnata in vista di una possibile carriera professionale senza averne ottenuto i profitti, secondo perché tutti i tuoi amici sono laureati, magari con una laurea migliore della tua, e già lavorano e guadagnano uno stipendio da favola. Questo aggrava notevolmente il disagio del disoccupato laureato che si ritrova a provare invidia per i suoi stessi amici, che programmano vacanze da favola e acquistano gli ultimi fantastici ritrovati della tecnologia, mentre tu vai avanti dipendendo dalla tua famiglia o dal compagno e la tecnologia che hai a disposizione comprende un vecchio cellulare e un computer malconcio dal quale dipendono i piccoli lavoretti che riesci a trovare.
Subito dopo ti penti dei maligni pensieri che ti sono passati per la mente, perché i tuoi amici ti sono sempre stati vicini e non ti hanno mai fatto pesare le loro fortune. Così la tua situazione emotiva si aggrava ulteriormente a causa del senso di colpa che ora ti pesa sullo stomaco.
Difficilmente puoi raccontare a qualcuno la tua situazione dando libero sfogo ai tuoi pensieri perché:
- i tuoi amici sono quelli per cui provi invidia, quindi se ne sentirebbero offesi
- nell’era della ricerca della felicità essere affranti è già di per sé un fallimento e i tuoi amici ti guarderebbero con aria compassionevole
- è anche colpa tua se ti trovi in questa situazione per tutta una serie di scelte che hai fatto
- anche se sei pienamente convinto delle scelte che hai fatto, sei talmente stanco che scapperesti via … ma questa è una contraddizione che in pochi capirebbero
- se una persona non trova lavoro è sempre colpa della persona che non trova lavoro, la frase “non ti sei impegnato abbastanza nella ricerca del lavoro” è un must che non stanca mai gli amici prodighi di consigli.
Un consiglio a tutti gli amici di disoccupati: non riversate sul poveretto tutta la vostra esperienza nella ricerca del lavoro, non tempestatelo di consigli, di “mi hanno detto che…”, “hai provato con…?”, “ho sentito di un concorso”. A meno che non abbiate indirizzi utili a cui mandare un curriculum o non conosciate qualcuno che possa offrirgli un posto di lavoro, siate discreti e poche domande! Magari il poveretto in questione ha ancora dei sogni nel cassetto e il posto in banca non fa proprio al caso suo.
L’unica via d’uscita possibile è l’ottenimento di un posto di lavoro, che si avvicini almeno un poco al lavoro dei propri sogni. Certo è che se i sogni sono ingarbugliati capire qual è la propria strada è difficile ed è molto faticoso orientarsi.
Forse bisogna tentare e tentare e sbattere la testa mille volte prima di riuscire a tracciare il percorso della propria vita. Nel far questo però spesso ci si dimentica del presente.
La condizione della disoccupazione ti permette anche di avere del tempo a disposizione, che se andasse perduto sarebbe un peccato imperdonabile. Forse è questo l’unico antidoto all’ossessione del lavoro: gustarsi un caffè al mattino in un bar del centro prendendosi tutto il tempo per leggere un giornale, dedicare del tempo alla casa, leggere, scrivere, fare lunghe passeggiate nel parco, stare più tempo con i propri familiari e ascoltarli, ridere e cercare la bellezza delle piccole cose.
Godersi il presente insomma!
Irene Grandi canta “E’ difficile lo so, ma è tutto qui”. La semplicità è così difficile da praticare!