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Archivio per la categoria ‘lavoro’

Una boccata d’aria fresca

Pubblicato da lockopf su 19 Settembre, 2008

Finalmente ho lavorato.

Ok, sono solo 2 settimane di lavoro, ma intense e meravigliose. Mi sembra come essere tornata da una vacanza un po’ stancante, di quelle dedicate alla cultura, del tipo “una metropoli in un paio di giorni”.

Tornata alla solita vita mi sono accorta che forse questo impegno lavorativo potrebbe acquisire un valore più grande di quanto potessi sperare. Certo è un po’ presto per parlare di “epica svolta”, ma sono fiduciosa. Queste due settimane hanno messo in evidenza aspetti della mia personalità che ancora non mi erano sufficientemente chiari: ho capito che sono in grado di reggere lo stress e la fatica per molte ore e molti giorni, sono in grado di risolvere velocemente i problemi e di trovare una soluzione, riesco ad avere ottimi rapporti con le persone (ci sono ovviamente delle eccezioni, ma spero di avere arginato al meglio le incomprensioni). Insomma ho dimostrato di avere quelle capacità organizzative e relazionali di cui tanto si parla nei colloqui di lavoro. Forse la sto facendo un po’ lunga, ma abbiate un po’ di comprensione perché non mi capita tanto spesso di farmi i complimenti.

Ma la cosa più sorprendente è che ho scoperto che adoro questo tipo di lavoro: far parte di un progetto, organizzarlo, stare dietro le macchine da presa, conoscere persone straordinarie e imparare ogni istante e momento dagli altri.

Poi torno alla realtà e mi rendo conto che nelle mie condizioni non ho grandi possibilità per fare di questo la mia professione, ma non mi arrenderò. Qualcosa ne uscirà fuori prima o poi!

Poi la vita a volte è sorprendente!

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Invidia

Pubblicato da lockopf su 7 Agosto, 2008

Essere disoccupati significa aver fallito.
Se poi hai anche una laurea in tasca, hai fallito doppiamente: primo perché ti sei fortemente impegnata in vista di una possibile carriera professionale senza averne ottenuto i profitti, secondo perché tutti i tuoi amici sono laureati, magari con una laurea migliore della tua, e già lavorano e guadagnano uno stipendio da favola. Questo aggrava notevolmente il disagio del disoccupato laureato che si ritrova a provare invidia per i suoi stessi amici, che programmano vacanze da favola e acquistano gli ultimi fantastici ritrovati della tecnologia, mentre tu vai avanti dipendendo dalla tua famiglia o dal compagno e la tecnologia che hai a disposizione comprende un vecchio cellulare e un computer malconcio dal quale dipendono i piccoli lavoretti che riesci a trovare.

Subito dopo ti penti dei maligni pensieri che ti sono passati per la mente, perché i tuoi amici ti sono sempre stati vicini e non ti hanno mai fatto pesare le loro fortune. Così la tua situazione emotiva si aggrava ulteriormente a causa del senso di colpa che ora ti pesa sullo stomaco.

Difficilmente puoi raccontare a qualcuno la tua situazione dando libero sfogo ai tuoi pensieri perché:

  • i tuoi amici sono quelli per cui provi invidia, quindi se ne sentirebbero offesi
  • nell’era della ricerca della felicità essere affranti è già di per sé un fallimento e i tuoi amici ti guarderebbero con aria compassionevole
  • è anche colpa tua se ti trovi in questa situazione per tutta una serie di scelte che hai fatto
  • anche se sei pienamente convinto delle scelte che hai fatto, sei talmente stanco che scapperesti via … ma questa è una contraddizione che in pochi capirebbero
  • se una persona non trova lavoro è sempre colpa della persona che non trova lavoro, la frase “non ti sei impegnato abbastanza nella ricerca del lavoro” è un must che non stanca mai gli amici prodighi di consigli.

Un consiglio a tutti gli amici di disoccupati: non riversate sul poveretto tutta la vostra esperienza nella ricerca del lavoro, non tempestatelo di consigli, di “mi hanno detto che…”, “hai provato con…?”, “ho sentito di un concorso”. A meno che non abbiate indirizzi utili a cui mandare un curriculum o non conosciate qualcuno che possa offrirgli un posto di lavoro, siate discreti e poche domande! Magari il poveretto in questione ha ancora dei sogni nel cassetto e il posto in banca non fa proprio al caso suo.

L’unica via d’uscita possibile è l’ottenimento di un posto di lavoro, che si avvicini almeno un poco al lavoro dei propri sogni. Certo è che se i sogni sono ingarbugliati capire qual è la propria strada è difficile ed è molto faticoso orientarsi.

Forse bisogna tentare e tentare e sbattere la testa mille volte prima di riuscire a tracciare il percorso della propria vita. Nel far questo però spesso ci si dimentica del presente.
La condizione della disoccupazione ti permette anche di avere del tempo a disposizione, che se andasse perduto sarebbe un peccato imperdonabile. Forse è questo l’unico antidoto all’ossessione del lavoro: gustarsi un caffè al mattino in un bar del centro prendendosi tutto il tempo per leggere un giornale, dedicare del tempo alla casa, leggere, scrivere, fare lunghe passeggiate nel parco, stare più tempo con i propri familiari e ascoltarli, ridere e cercare la bellezza delle piccole cose.
Godersi il presente insomma!

Irene Grandi canta “E’ difficile lo so, ma è tutto qui”. La semplicità è così difficile da praticare!

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Cerco lavoro ma non capisco quello che dici

Pubblicato da lockopf su 30 Aprile, 2008

Sono emigrante da quasi 7 mesi. Non ho ancora trovato lavoro.
Ingenuamente pensavo che fosse più facile. Sottovalutavo l’importanza della conoscenza linguistica. Tornando indietro mi butterei a capofitto nello studio di almeno 5 lingue diverse: non si sa mai dove ti porterà la vita!
…per fortuna non si può tornare indietro nel tempo.

Condivido la stessa esperienza con milioni di persone in tutto il mondo. Emigrare cambia il tuo punto di vista. Tutto ciò che davi per scontato ora te lo devi guadagnare con tutte le tue forze. La mia è comunque una condizione privilegiata, perché ho le spalle coperte dal mio fidanzato, che ha un buon lavoro, e dalla mia famiglia, che ha già preparato un materasso comodo in caso di ritorno (o di caduta). Nonostante tanta comodità, ho dovuto lo stesso prendere le mie certezze e buttarle dalla finestra. Non sono ancora in possesso del “sehr gute Deutsch” richiesto negli annunci di lavoro e continuo a inviare ugualmente curriculum in inglese, rassegnata alle risposte negative.

In Italia incontravo tanti immigrati, alcuni fanno parte anche della mia famiglia, ma non ho mai riflettuto veramente sulle difficoltà che dovevano affrontare. Per quanto io non sia molto distante dalla mia Terra, mi accorgo di quanto cambiano le abitudini e i costumi. Ma lo scoglio più difficile da superare è la barriera linguistica: ti nega ogni possibilità di autoaffermazione. Credo che ci vorranno anni per superarlo e ottenere un minimo di padronanza della lingua. Io nella lingua avevo investito tanto, per lo meno in quella italiana. Mi piace scrivere, leggere e grazie alle mie capacità linguistiche (anche se non eccelse) sono riuscita ad ottenere dei piccoli lavori. Ora si riparte nuovamente da zero.

Alcuni rivelano un’abilità straordinaria nel trovare lavoro, nonostante non sappiano esprimersi nella lingua del posto. Io, al contrario, sono un disastro. Sono meditativa e complessata. Valuto, ipotizzo, prevedo, cado nello sconforto, mi rialzo, rivaluto, reipotizzo, ecc. Nel frattempo rimango ferma in una condizione di stasi.
Mi pare d’essere come un animale in gabbia, che va avanti e indietro a pensare e rimuginare.

Ma in fondo non posso non essere fiduciosa. Anche se attraverso numerose crisi emotive, sono fermamente convinta che ne uscirò vincitrice. Non so bene cosa aspettarmi, ma in fondo anche questo è divertente. Ci sono almeno un milione di possibilità davanti a me.

Quanto meno non ho il destino segnato e posso dire di avere rischiato!

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